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Artex: oltre 800 copie del tool di hacking AI esposte online

I ricercatori di Censys hanno individuato centinaia di installazioni del software di hacking Artex accessibili pubblicamente su Internet senza password.

In breve

  • Censys ha individuato oltre 800 installazioni del tool AI Artex accessibili su Internet senza richiedere password.
  • Artex è un software di penetration testing autonomo di matrice cinese in grado di gestire attacchi con minima interazione umana.
  • Il tool è stato collegato ad attacchi contro banche sudcoreane e contro il fornitore di supporto IT ConnectWise.
  • Microsoft ha evidenziato che la velocità dell'agente AI lascia ai difensori pochissimo tempo per rilevare le intrusioni.
  • Il progetto ha annunciato il passaggio da open source a un modello commerciale chiuso, ma diverse copie del codice rimangono disponibili online.

I ricercatori di sicurezza dell'azienda Censys hanno scoperto oltre 800 installazioni di Artex, uno strumento di hacking basato sull'intelligenza artificiale sviluppato in Cina, lasciate accessibili pubblicamente su Internet senza alcuna password di protezione. Questa grave disattenzione configurativa permette potenzialmente a chiunque sul web di accedere ai sistemi e avviare attacchi informatici contro bersagli ignari.

Cosa è stato annunciato

Artex è stato distribuito lo scorso luglio come strumento open source per il cosiddetto "penetration testing" autonomo, una pratica informatica che consiste nel simulare attacchi per individuare vulnerabilità e debolezze nei sistemi. Secondo quanto documentato in precedenza da Microsoft, il software sfrutta una serie di agenti AI capaci di eseguire l'intero ciclo di un'intrusione informatica, dalla ricognizione preliminare fino all'esfiltrazione dei dati, richiedendo un intervento umano quasi nullo. La sua natura libera e gratuita lo ha reso particolarmente diffuso tra chi non ha accesso ai modelli avanzati di cybersicurezza offerti da realtà come OpenAI o Anthropic.

Durante una scansione della rete, la società Censys ha rilevato più di 800 installazioni di Artex esposte direttamente sul web e prive di credenziali di accesso. Silas Cutler, ricercatore principale di Censys, ha chiarito che non tutte le istanze appartengono ad aggressori, poiché il tool viene impiegato anche da analisti per test autorizzati; tuttavia, Artex non richiede di essere raggiungibile via Internet per funzionare. Oltre a consentire attacchi non autorizzati, molti di questi server espongono direttamente strumenti d'attacco come gli "implant", software malevoli nascosti che consentono di mantenere l'accesso continuo alla rete di una vittima.

L'uso di Artex è già stato collegato a rilevanti offensive informatiche. A settembre, la società di sicurezza CrowdStrike ha attribuito una serie di intrusioni contro il settore finanziario, dei pagamenti e dei videogiochi in Corea del Sud a un hacker di lingua cinese, tradito proprio dall'aver lasciato aperta una cartella sul server con una copia di Artex esposta da mesi. A ottobre, il software è stato impiegato anche nella violazione del fornitore di servizi IT ConnectWise da parte di aggressori legati alla Cina. In quell'occasione, Microsoft ha evidenziato che la rapidità dell'agente AI nel penetrare gli ambienti cloud ha lasciato ai difensori pochissimo tempo per accorgersi dell'attacco e reagire. Gran parte delle violazioni monitorate ha fatto leva su punti deboli elementari, come password deboli o già note e la mancanza dell'autenticazione a più fattori.

Cosa cambia per chi usa l'AI

Il caso dimostra come gli agenti intelligenti autonomi stiano accelerando sensibilmente le operazioni informatiche, riducendo drasticamente le finestre temporali a disposizione dei team di difesa. Allo stesso tempo, l'indagine mette in luce un paradosso operativo: anche le tecnologie di attacco più automatizzate rimangono vulnerabili a semplici errori di configurazione umana. L'assenza di protezioni basilari finisce per esporre sia gli autori delle minacce, sia le vittime i cui dati rimangono memorizzati su server aperti a chiunque navighi in rete.

Disponibilità e prezzi

Nato come progetto open source liberamente scaricabile ed eseguibile sui propri server, Artex ha recentemente annunciato il passaggio a un modello a codice chiuso (closed-source), riservando i futuri sviluppi e rilasci esclusivamente a clienti paganti. Ciononostante, decine di copie del codice originale restano disponibili e liberamente accessibili sui siti di condivisione di codice, continuando a essere impiegate attivamente.

Domande frequenti

Che cos'è Artex e cosa fa?

È un software cinese basato su agenti AI per il penetration testing autonomo, progettato per individuare vulnerabilità e condurre attacchi dalla ricognizione all'esfiltrazione dati quasi senza intervento umano.

Perché le oltre 800 installazioni scoperte rappresentano un pericolo?

Perché sono collegate a Internet senza alcuna autenticazione o password, consentendo a chiunque sul web di prenderne il controllo o recuperare gli strumenti malevoli in esse contenuti.

Come viene distribuito attualmente Artex?

Inizialmente distribuito come software open source gratuito, il progetto ha annunciato il passaggio a un formato proprietario a pagamento per i futuri rilasci, anche se il codice sorgente precedente continua a circolare online.

Fonti

Come è nato questo articolo Una prima bozza è stata preparata con l'aiuto dell'intelligenza artificiale a partire dalle fonti qui sopra; il testo è stato poi verificato e approvato dalla redazione. Come lavoriamo · Segnala un errore

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